PIPA e PECE & MILANO SAXOPHONE QUARTET

in collaborazione con SCUOLA DI MUSICA G. GERSHWIN

presentano




 


spettacolo di teatro - musica 


con

giorgia antonelli interprete

damiano grandesso sax soprano

stefano papa sax contralto

massimiliano girardi sax tenore

livia ferrara sax baritono

stolfo fent ambienti sonori


drammaturgia

giorgia antonelli e titino carrara


regia

titino carrara


drammaturgia musicale

giovanni bonato


 
 


La mirabolante avventura della storia della musica salpa da un futuro non così lontano, dove lo scontro tra il suono accelerato della tecnologica Città di Vetro e il suono profondo della primitiva Città Nera ha strappato il tempo. Un’intrapresa rocambolesca per ricucire lo strappo, una caccia al tesoro dei suoni del tempo: dal genio di Mozart alla musica di Rossini, dal canto gregoriano al rock dei Queen, dalla complessità di Beethoven alla spontaneità di un coro alpino.


Un viaggio per riscoprire, assieme, l’universalità e l’immediatezza della musica di ogni tempo, per ritrovare, assieme, un tempo dedicato all’ascolto.


In scena la musica del Milano Saxophone Quartet, ensemble musicale eclettico che si sta imponendo sulla scena nazionale ed internazionale, si fonde alla parola di Giorgia Antonelli, interprete ed autrice del racconto.


La regia di Titino Carrara dà vita ad una partitura teatrale – musicale dove gli attori diventano musica e la musica diventa teatro, in un continuo scambio di linguaggio fra la voce e le infinite sonorità di quattro sassofoni.


La drammaturgia musicale è stata ideata e composta dal Maestro Giovanni Bonato, le musiche sono interamente eseguite dal vivo dal Milano Saxophone Quartet con arrangiamenti originali.


La storia


Un tempo la terra era avvolta da un manto sonoro. Suoni e musiche carezzavano uomini e cose, si sentivano ovunque: in un fiore che schiude, in un abbraccio rubato, nel fuoco del camino. Un’armonia di istanti sonori incoraggiava la vita.


Poi iniziò il cantiere perenne della Città Verticale di Vetro: una quotidiana sfida al cielo coi suoi bracci meccanici che costruiscono ogni giorno piani su piani e la notte si lanciano sulla terra nera per risucchiare ferro e petrolio. La vita scorre ad un ritmo accelerato di suoni scomposti e tapis roulant, scale mobili, ascensori.


Ai piedi della Città di Vetro si è stratificata una corazza di cose buttate via: è la Città Nera. Uomini scivolano, da un nascondiglio all’altro, frugano e raccolgono quello che cade dall’alto. La vita pulsa ancora, ma ad un ritmo sempre più lento di suoni duri e pesanti.


I bracci meccanici hanno spezzato l’armonia degli istanti sonori.


Mila vive al milionesimo piano della Città di Vetro e conosce solo il suono frammentato della tecnologia; Dore, nella sua tana sotto la corazza, respira solo il suono soffocato della sopravvivenza: non hanno mai sentito le musiche delle piccole cose. Ma un giorno entrano in contatto grazie ad un telefono di barattoli e corde teso da una Città all’altra.


I loro sogni, le loro emozioni si rincorrono lungo il filo e poco alla volta danno vita a una piccola musica sospesa tra i due mondi.


Ma le due Città continuano a spingere in direzioni contrarie, una cresce ed accelera, acuta e affilata, l’altra rallenta, profonda e brutale, le due forze opposte spezzano i suoni che divengono stridore, acuto, rumore, sordo, e il meccanismo si inceppa, la terra si svuota... il tempo si strappa.


Tutti gli uomini, smarriti, perdono l’orientamento, tutti tranne Dore e Mila, legati dalla loro piccola melodia.


A loro il compito di ricucire il tempo interrotto, alla ricerca delle musiche delle piccole cose. Le troveranno nelle viscere della terra, dove è custodito il tesoro delle sfere del tempo. Nel loro  cuore luminoso i ritmi vitali, le armonie ideali che l’uomo ha inseguito nella storia.


Incontri magici e divertenti, prove di astuzia e coraggio, sfere di luce e melodie come lenti di ingrandimento sul mondo.


È il tempo dell’ascolto, di sé e degli altri, per ritrovare quell’armonia, tra uomini e cose, che ci ricorda quello che volevamo essere: non automi futuristici in un’asettica Città di Vetro e nemmeno animali primitivi in una brutale Città Nera.


Forse, semplicemente, uomini.